giovedì 22 giugno 2017

Zumba, i corsi vietati nelle palestre dell'Iran: "Una pratica immorale"


Tra tutti i paesi che seguono la Shari'a, ovvero la legge islamica, nel proprio ordinamento giuridico, l'Arabia Saudita e l'Iran sono quelli che vengono considerati appartenenti al cosiddetto 'Islam moderato'. Va detto, però, che si tratta di generalizzazioni superficiali viste dall'esterno, cioè dal mondo occidentale, e che spesso si basano sui rapporti diplomatici tra le potenze mondiali e gli stati della Penisola Arabica. A Teheran, per esempio, si è deciso di vietare la zumba.
La pratica, da qualche anno ormai diffusa a livello globale, di coniugare l'attività aerobica con i balli latino-americani, è stata infatti vietata dal ministro dello Sport iraniano, Ali Majd Ara, perché considerata "immorale e illegale". Va detto che in Iran la zumba si era diffusa già qualche anno fa, ma fu solo nel 2013 che l'istruttrice Sunny Nafisi decise di chiamarla col suo nome originale, dal momento che in precedenza, per paura di ritorsioni e noie legali, l'attività veniva chiamata coi nomi più disparati: 'esercizi musicali', 'aerobica avanzata', 'ritmo del corpo'.  
Il caso ha travalicato i confini iraniani quando se ne è occupato il Times; il quotidiano di New York, infatti, ha contatto Hossein Ghayyoumi, un noto e importante religioso di orientamento riformista. «Non sapevo cosa fosse la zumba, dopo aver appreso la notizia delle dichiarazioni di Ara mi sono documentato sul web» - ha spiegato Ghayyoumi - «Ho 66 anni e soffro d'artrite, mi sembra un ottimo esercizio fisico per chi ha qualche acciacco come me, ma il ballo e la musica sono strumenti per ricercare piacere sessuale, e questo è haram, ovvero immorale per l'Islam».  
Sunny Nafisi, ora, rischia non solo di doversi scontrare con la legge del suo paese (ha intenzione di continuare a insegnare ma cambiando il nome del corso), ma anche con il diritto internazionale. La Zumba Fitness, infatti, sta pensando di revocarle la licenza di insegnante perché, su Facebook, aveva dichiarato di lavorare per loro da Teheran, ma la maggior parte delle compagnie statunitensi sono ancora molto rigide sulle sanzioni imposte da Washington all'Iran. L'azienda ha dichiarato di non revocare la licenza solo nel caso in cui Sunny decidesse di trasferirsi in un altro paese. 

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